verso l’obbligatorietà del modello ex D. Lgs. 231/2001?

In data 30 luglio 2018 è stato presentato al Senato della Repubblica il disegno di legge n. 726 che, se approvato, apporterebbe alcune interessanti e significative modifiche al decreto legislativo 8 giugno 2011, n. 231 in materia di responsabilità amministrativa delle società di capitali, cooperative e consortili.

Tale decreto che ha introdotto, all’interno dell’ordinamento italiano, una nuova ed autonoma responsabilità amministrativa da illecito penale a carico di enti e società, prevedendo l’irrogazione di sanzioni a carico di quest’ultime per una serie di reati (contenuti negli articoli del decreto in questione), commessi o tentati da soggetti in posizione apicale o dai dipendenti a vantaggio o nell’interesse dell’ente o della società.

Le sanzioni poste a carico dell’ente/società sono particolarmente afflittive, prevedendosi sia sanzioni pecuniarie (da un minimo di 25.800,00 Euro ad un massimo pari a 1.549.000,00 Euro), interdittive (a titolo esemplificativo la sospensione o revoca di autorizzazioni, licenze e concessioni, il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione, l’esclusione da agevolazioni, contributi e sussidi) e accessorie (pubblicazione della sentenza di condanna e la confisca a somme equivalenti al valore del profitto derivante dal reato).

Al fine di non incorrere nelle sanzioni sopra richiamate l’ente deve dimostrare:

  • di aver adottato (ed attuato) un modello di organizzazione e gestione valido e volto a prevenire la commissione di tali reati;
  • di aver istituito un organismo di vigilanza appositamente incaricato di far rispettare tale modello;
  • che il reato non sia stato commesso con elusione fraudolenta del modello 231;
  • che non vi sia stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’organismo.

La novella punta ad introdurre all’art. 1 del decreto legislativo in questione un nuovo comma (3-bis), sancendo l’obbligo per talune società di depositare – o adottare e depositare, qualora non lo avessero già fatto – presso la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di appartenenza la delibera assembleare di approvazione del modello di organizzazione e gestione.

I destinatari della norma sono specificati dall’incipit del nuovo comma: si tratta infatti di “tutte le società a responsabilità limitata (Srl), le società per azioni (SpA), le società in accomandita per azioni (SApA), le società cooperative (Sooc. Coop.) e le società consortili che anche solo in uno degli ultimi tre esercizi abbiano riportato un totale dell’attivo dello stato patrimoniale non inferiore a 4.400.000 euro, o ricavi delle vendite e delle prestazioni non inferiori ad 8.800.000 euro, nonché le società che controllino ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile una o più Srl, SpA, SApA, Sooc. Coop. e società consortili che superino i predetti limiti”.

Tale modifica percorre i binari tracciati dai precedenti interventi legislativi, sia a livello statale che regionale, volti ad ampliare il numero di società dotate di un modello di organizzazione e gestione (c.d. modello 231), già necessario – ed in alcuni casi obbligatorio – per operare in determinati ambiti pubblici e privati.

A titolo esemplificativo si ricorda infatti che la Regione Lombardia, con una delibera della Giunta Regionale del 30 maggio 2012 ha stabilito l’obbligatorietà dell’adozione del modello 231 (oltre che di un codice etico) per le unità d’offerta socio-sanitarie al fine di ottenere o mantenere l’accreditamento regionale; ed ancora, tra i criteri necessari per l’attribuzione del rating di legalità alle imprese, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha incluso anche l’adozione e l’efficace attuazione del modello in parola, unitamente all’assenza di condanne per i reati di cui al decreto n. 231/2001 (Regolamento Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato n. 20075 del 14 novembre 2012).

All’inosservanza del deposito della delibera di adozione del modello 231 da parte delle imprese sopra elencate, il disegno di legge fa conseguire l’irrogazione di una sanzione amministrativa, per ogni anno solare in cui permane l’inosservanza degli obblighi, pari ad Euro 200.000,00 da applicarsi a far data dal 30 ottobre 2019. Tale sanzione, specifica poi il dettato nominativo, dovrà trovare applicazione anche nei confronti di quelle società che all’entrata in vigore della legge (rectius all’entrata in vigore delle sanzioni) ancora non hanno provveduto a nominare l’organismo di vigilanza ex art. 6, comma 1, lett. b). E’ tuttavia prevista una diminuzione dell’importo della sanzione (da 200.000,00 Euro a 50.000,00 Euro) nel caso in cui vi sia un deposito tardivo della delibera.

Tale disegno di legge è indicativo dell’intento del legislatore di rendere vincolante ed obbligatoria per le imprese l’adozione del modello 231/2001 quale misura organizzativa minima per le imprese di medie e grandi dimensioni che pertanto, in caso di approvazione del disegno di legge, saranno tenute all’adozione del modello e alla nomina dell’organismo di vigilanza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *