Le recentissime della Cassazione giugno-luglio 2018

  1. L’obbligo di protezione della banca in tema di assegni circolari ed accreditamento delle somme.

La Suprema Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi circa la delimitazione dell’ambito di operatività dell’obbligo della banca negoziatrice di un assegno non trasferibile, di verificare l’esatta corrispondenza del nominativo dell’intestatario del titolo con quello del portatore all’incasso, ha chiarito che esso deve considerarsi limitato ai soli elementi testuali.
Dunque, la l’istituto bancario sarà responsabile solo nei casi in cui: (I) consegni l’incasso ad un soggetto diverso dal beneficiario del titolo o (II) l’intestatario agisca in nome e per conto di una persona diversa (effettivo beneficiario) in qualità ad esempio di curatore e la banca non verifichi che l’incasso avvenga su un conto diverso da quello del beneficiario non effettivo.

Tale ultima verifica, peraltro, costituisce per la banca un obbligo – continua la Corte di Cassazione – unicamente nel caso in cui il ruolo del beneficiario sia specificatamente indicato nel titolo, non bastando la mera indicazione di beneficiario (ruolo che può essere ricoperto in casi differenti e con poteri differenti).

[Cass. Civ., sez. III, ordinanza 16891/2018, depositata il 27 Giugno 2018]

  1. La vessatorietà delle clausole contenute in un contratto di telefonia mobile ante Codice del consumo (d.lgs. 206/2005).

La terza sezione della Corte di Cassazione civile ha stabilito che la qualificazione di una clausola contrattuale come vessatoria, nell’ambito di un contratto di telefonia mobile, dev’essere operata dal giudice di merito, anche d’ufficio, in primo luogo valutando la qualità di consumatore del contraente e, in secondo luogo, verificando l’effettivo squilibrio tra diritti ed obblighi previsto nel contratto.

Nel caso di specie, essendo stato il contratto stipulato prima del 23 Ottobre 2005 (data dell’entrata in vigore del Codice del Consumo – d.lgs. 265/2005) la disciplina prevista a tutela del consumatore, quale contraente debole, è individuata dalla Corte di Cassazione negli artt. 1469-bis e seguenti del Codice Civile.
Norme che prevedevano una presunzione di vessatorietà delle clausole che, malgrado l’eventuale buona fede, andassero ad alterare l’equilibrio contrattuale fra professionista e consumatore, con conseguenze pregiudizievoli per quest’ultimo.

[Cass. Civ., sez. III, sentenza n. 17586/18; depositata il 5 luglio 2018]

  1. La nullità del patto di maggiorazione del canone di locazione non rende nullo l’intero contratto.

Ribadita la nullità, ex art. 79 della L.392/1978, della clausola con cui le parti stabiliscono occultamente una maggiorazione del canone di locazione rispetto a quello dichiarato nel contratto, la Corte ha stabilito che tale nullità ha carattere insanabile ed investe soltanto il patto di maggiorazione e non l’intero contratto, il quale ultimo rimane valido ed efficace.

Per tali ragioni, il Collegio ha rigettato il ricorso del Locatore avvero la sentenza della Corte di Appello che aveva sancito, in capo a quest’ultimo, l’obbligo di restituzione al conduttore delle somme versate in eccesso rispetto a quanto stabilito dal contratto.

[Cass. Civile, sez. VI, ordinanza n. 16175/18; depositata il 19 giugno]

  1. Esclusa la possibilità di rinunciare preventivamente all’indennità di avviamento.

In tema di contratti di locazione ad uso commerciale, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un conduttore avverso la sentenza di Appello che aveva confermato la validità della clausola con cui le parti concordavano all’atto della stipulazione del contratto, la rinuncia all’indennità di avviamento da parte del conduttore, in cambio di una diminuzione del canone di locazione.

Il Collegio ha, infatti, chiarito che fino a quando il contratto di locazione non volge al termine, i diritti che ne derivano sono indisponibili. In questo senso, a tutela del conduttore in quanto parte debole del contratto, i diritti derivanti da un contratto di locazione divengono negoziabili quando acquisiti e, dunque, disponibili.

Dunque, la possibilità di stipulare un accordo transattivo rimane, per il conduttore, limitata ai casi in cui questo sia già in possesso del bene (in tal senso: Cass. Civ., sentenza n. 24458/2007) e, quindi, non sussiste in via preventiva, ossia all’atto della stipulazione del contratto.

[Cass. Civ., sez. III, sentenza n. 15373 del 13 Luglio 2018]

  1. Specificazioni riguardo l’inadempimento dell’utilizzatore in tema di contratti di leasing traslativo.

In tema di leasing traslativo, la Suprema Corte di Cassazione ha affermato la natura inderogabile della disposizione ex 1526 c.c., applicabile in via analogica a tale tipologia di contratti.
L’applicabilità di tale norma comporta, nel caso di inadempimento dell’utilizzatore, la restituzione dei canoni corrisposti, salvo il riconoscimento di un equo compenso in ragione dell’utilizzo dei beni (inteso unicamente come godimento) non comprensivo della quota destinata al trasferimento finale oltre al risarcimento del danno.

Inoltre, il Collegio ha precisato che la previsione di cui al secondo comma del medesimo art. 1526 c.c., dev’essere inteso alla stregua di una clausola penale e dunque, ha la funzione di predeterminare il danno risarcibile nell’ipotesi di inadempimento dell’utilizzatore.
Di conseguenza – prosegue la Suprema Corte –  con riguardo ai contratti di leasing traslativo, le clausole che attribuiscono alla società concedente il diritto di recuperare, nel caso di inadempimento dell’utilizzatore, l’intero importo del finanziamento e in più la proprietà e il possesso del bene, attribuiscono alla società stessa vantaggi maggiori di quelli di cui essa aveva diritto, potendo configurare un assetto convenzionale manifestamente eccessivo rispetto all’interesse del creditore di cui all’art. 1384 c.c..

Il controllo da parte del Giudice, deve dunque consistere nella comparazione tra il vantaggio che la clausola penale assicura al contraente adempiente e il margine di guadagno che egli si riprometteva legittimamente di trarre dalla regolare esecuzione del contratto.

[Corte di Cassazione Civile, sez. III, ordinanza n. 18326/18; depositata il 12 luglio]

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