Le recentissime della Cassazione: aprile-maggio 2018

  1. L’efficacia di titolo esecutivo dell’ordinanza di assegnazione delle somme prevista dall’art. 553 c.p.c.

La Corte di Cassazione ha stabilito, in parte  ricalcando un orientamento già consolidato, che l’ordinanza di assegnazione delle somme prevista dall’art. 553 c.p.c., acquista efficacia di titolo esecutivo nei confronti del terzo pignorato dal momento in cui viene portata a sua conoscenza o decorso il termine indicato nell’ordinanza stessa.

Inoltre, la Corte ha precisato che, nel caso in cui l’ordinanza ex 553 c.p.c. sia notificata contestualmente all’atto di precetto, il creditore potrà addebitare al terzo pignorato le spese derivanti dalla notifica del precetto ex 95 c.p.c., soltanto nei casi in cui  l’ordinanza di assegnazione sia preventivamente portata a conoscenza di quest’ultimo (in modalità alternative alla notifica) oppure nell’ipotesi in cui il terzo non proceda al pagamento entro un termine ragionevole.

Nello specifico, con riguardo alla ragionevolezza del termine, il Giudice dovrà valutare, in relazione al caso concreto, se il pagamento avviene integralmente ed entro un termine la cui tempestività è valutata in rapporto alle specifiche circostanze e alle concrete condizioni delle singole fattispecie.

(Cassazione Civile, sez. VI-3, ordinanza 12/04/2018 n° 9173)

  1. La configurabilità del dolo omissivo con riguardo a ipotesi contrattuali.

Pronunciandosi su una sentenza della Corte di Appello che aveva escluso la configurabilità del dolo omissivo e conseguentemente, la possibilità che questo potesse viziare la volontà di uno dei contraenti determinando l’annullamento di un contratto di compravendita, la Suprema Corte di Cassazione ha chiarito che perché possa configurarsi dolo omissivo è necessario che il silenzio o l’inerzia mutino la realtà, essendo preordinati con malizia ad ingannare la controparte.

Tali caratteristiche, specifica la Corte di Cassazione, devono essere desunte dal contesto e dalla specifica idoneità del comportamento silenzioso o inerte a viziare la volontà della controparte.
In mancanza di tali requisiti, il semplice silenzio e la mera reticenza non integrano l’istituto del dolo omissivo.

(Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza n. 11009/18; depositata l’8 maggio)

  1. Il rapporto tra clausole vessatorie e contratto di leasing.

Premettendo, anzitutto, l’applicabilità della tutela prevista dagli artt. 33 e ss. del Codice del Consumo ai contratti di leasing, la Corte di Cassazione fissa alcune regole utili ad identificare il confine tra clausole vessatorie e non, riferite a tale tipologia di contratti.

In particolare, la Cassazione chiarisce che non sono da considerarsi vessatorie le clausole in forza delle quali si prevede in capo al concedente il potere di sciogliere il rapporto contrattuale a causa del mancato pagamento alla scadenza prevista di un canone, né possono dirsi vessatorie le clausole che obbligano l’utilizzatore a corrispondere al concedente, in caso di furto del bene ricevuto in leasing, la somma restante a raggiungere il valore attuale del bene.

Infine, la Corte ha modo di specificare che, affinché una clausola possa essere ritenuta indubitabilmente non vessatoria, non è sufficiente dimostrare che la stessa sia stata oggetto di trattativa individuale, bensì dovrà essere dimostrata dal professionista – concedente, la possibilità concessa (e non sfruttata) all’utilizzatore di modificare e/o negoziare tale clausola.

(Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza n. 11259/18; depositata il 10 maggio)

  1. L’estratto del ruolo costituisce prova idonea all’identificazione di entità e natura del credito.

In relazione alla sentenza con cui il Giudice di primo grado (Tribunale di Taranto, sentenza 2103/2016) accoglieva l’opposizione all’esecuzione, proposta da un società in virtù dell’assenza di regolare notifica delle cartelle esattoriali , sul rilievo della sola notifica dell’estratto del ruolo, la Corte di Cassazione ha precisato che quest’ultimo è idoneo a provare entità e natura del credito.

In particolare, la Suprema Corte ha chiarito che l’estratto del ruolo, contenendo tutti gli elementi utili ad identificare il debitore, la causa e l’entità della pretesa creditoria, costituisce riproduzione fedele ed integrale della cartella esattoriale. Di conseguenza, la notifica dell’estratto del ruolo è equiparabile alla notifica della cartella esattoriale.

(Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza n. 11028/18; depositata il 9 maggio)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *